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Tares, sconti a carico dell’ente

Il comune può concedere riduzioni tariffarie e agevolazioni «atipiche», anche se non previste dalla legge, purché non comportino un aumento della tassazione per i contribuenti soggetti al pagamento della Tares. Quindi, coloro che sono soggetti al prelievo non devono pagare di più.

La copertura, infatti, deve essere assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio. Mentre, per i benefici fiscali concessi dalla norma di legge il minor gettito è giustificato dalla minore produzione di rifiuti.

Lo ha precisato il ministero dell’Economia e delle finanze nelle nuove linee guida per la redazione del piano finanziario e l’elaborazione delle tariffe. Secondo il ministero, le agevolazioni atipiche possono essere iscritte nel piano economico-finanziario, purché siano «controbilanciate da un eguale contributo a carico del comune». Invece, per quelle contemplate dall’articolo 14 del dl Monti (201/2011), considerata la loro «minor attitudine a fruire del servizio pubblico», il minor gettito, suddiviso in quote fisse e variabili, «deve essere inserito tra i costi del Pef».

In effetti, al di là dei benefici elencati dalla norma, il comune può deliberare ulteriori agevolazioni. A patto, però, che il mancato gettito venga coperto da risorse diverse dai proventi del tributo. Il consiglio comunale può deliberare altre riduzioni ed esenzioni, che vanno iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa.

La relativa copertura deve essere assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio al quale si riferisce l’iscrizione. Altrimenti, visto che devono essere coperti i costi del servizio, le somme riscosse avrebbero un’incidenza negativa sul quantum dovuto dai contribuenti soggetti al prelievo.

L’articolo 14, poi, disciplina espressamente alcune agevolazioni tariffarie, riconoscendo al comune la facoltà di stabilire, con regolamento, riduzioni del tributo dovuto in presenza di determinate situazioni, in cui si presume che vi sia una minore capacità di produzione di rifiuti. A questi benefici viene però fissato un tetto massimo.

La riduzione della tariffa non può superare il limite del 30%. Il trattamento agevolato può essere concesso per: abitazioni con unico occupante; abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo; locali e aree scoperte adibiti a uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedono o hanno la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero; fabbricati rurali a uso abitativo.

Oltre a queste riduzioni tariffarie, meramente facoltative, sono previste agevolazioni che spettano ai contribuenti ex lege. Per esempio, le riduzioni per locali e aree situati nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, per le quali il tributo è dovuto nella misura del 40% della tariffa.

Questa misura massima deve essere graduata tenendo conto della distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita. Percentuale che scende al 20% in caso di mancato o irregolare svolgimento del servizio. Le agevolazioni si applicano anche alla maggiorazione, destinata alla copertura dei servizi indivisibili prestati dall’amministrazione comunale. (www.italiaoggi.it)

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