Studio Bonifacio
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Normativa

Società tra professionisti, partenza in salita

Società tra professionisti (anche di capitale) al via. Lunedì 22 aprile entra in vigore l’apposito regolamento ministeriale, in attuazione della delega contenuta nella più articolata riforma degli ordini (legge 183/11 e poi legge 27/12), già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 6/4/2013.

I professionisti potranno avviare tutta la procedura per costituire una Stp, omologarne lo statuto presso un notaio e fare l’apposita comunicazione al registro delle imprese, prima, e all’ordine di appartenenza oppure a quello dell’attività prevalente (nel caso si società interdisciplinari), dopo. Questa nuova modalità di esercizio della professione, tuttavia, parte fra mille dubbi per quanto riguarda il regime fiscale e previdenziale da attuare.

Come emerso, ieri, durante i lavori del 51° congresso dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ad Asti. Se da un lato in materia fiscale la categoria, nonostante il tentativo di chiarire gli aspetti più controversi, continua a non avere riferimenti certi dall’altro in materia previdenziale qualche chiarimento è arrivato dal presidente della Cassa di previdenza dei commercialisti Renzo Guffanti. Le future società costituite da commercialisti, infatti, dovranno riscuotere il contributo integrativo (il 4% in fattura a carico del cliente) e riversarlo all’ente di categoria. In occasione del primo cda utile della Cnpadc, Guffanti porrà la questione all’ordine del giorno per uscirne con una informativa da inviare a tutti gli iscritti.

I primi chiarimenti. Pareri legali alla mano, il numero uno della cassa è certo che un passo avanti sulla previdenza delle future Stp è stato fatto. «Analizzando la nostra legge di riferimento, la n. 21 del 1986, siamo arrivati alla conclusione», dice, «che il contributo integrativo è riscosso dal soggetto iscritto all’albo che esercita la professione. La società è comunque un soggetto, ancorché non una persona fisica, che svolge un’attività professionale. Quindi su questo versante non ci sono problemi». Per Guffanti si tratta di un primo chiarimento importante perché argina in qualche modo il rischio di elusione contributiva.

Anche se, ammette, ogni cassa ha dei riferimenti normativi propri e quindi bisogna analizzare caso per caso. «Più articolato», continua, «è il problema della contribuzione soggettiva». In questo caso è necessario un chiarimento dei ministeri vigilanti per ribadire che quello prodotto dal socio professionista resta sempre un reddito professionale. E quindi soggetto a contribuzione alla cassa di previdenza di categoria. Per Alessandro Lini, presidente della fondazione Studi, ci sono poi da chiarire il tema della fallibilità delle Stp e quello del regime fiscale (principio di cassa o di competenza?) da applicare.

L’ultima parola all’ordine. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina, gli ordini dovranno istituire all’interno dei propri albi una sezione speciale dove iscrivere le Stp dopo il passaggio dal registro delle imprese. La domanda va presentata corredata dalla seguente documentazione: atto costitutivo e statuto della società in copia autentica; certificato di iscrizione al registro delle imprese; certificato di iscrizione all’albo, elenco o registro dei soci professionisti che non siano iscritti presso l’ordine o il collegio cui è rivolta la domanda.

Il diniego di iscrizione o di annotazione per mancanza di requisiti può essere pronunciato solo dopo che il legale rappresentante della società sia stato invitato a fornire al consiglio competente, anche verbalmente, entro un termine non inferiore a 15 giorni le proprie osservazioni. Il consiglio dell’ordine presso cui è iscritta la società procede, nel rispetto del principio del contraddittorio, alla cancellazione della stessa dall’albo qualora, venuto meno uno dei requisiti previsti dalla legge, la società non abbia provveduto alla regolarizzazione nel termine perentorio di tre mesi. (Ignazio Marino – www.italiaoggi.it)

Ragionieri senza riforma delle pensioni. Anc in allerta

La riforma delle pensioni dei ragionieri resta in stand-by. Approvata dall’assemblea dei delegati della Cassa del 10 novembre (seppur in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla riforma Fornero) e immediatamente inviata ai ministeri vigilanti, da allora è calato il silenzio sulle nuove misure che allontanano nel tempo la pensione e aumentano i contributi per i professionisti. Misure finalizzate a garantire l’equilibrio a 50 anni ma che restano sospese fino a quando i ministeri del lavoro e dell’economia non daranno il via libera ufficiale.

Una situazione di incertezza che ha messo in allerta l’Associazione nazionale dei commercialisti. «C’è preoccupazione fra i ragionieri», dice il presidente Marco Cuchel, «perché non sappiamo se si può presentare la domanda di pensionamento con i vecchi requisiti oppure si devono aspettare i nuovi visto che, sulla carta, la riforma decorre dal primo gennaio 2013. Sono più di tre mesi e mezzo che i correttivi sono stati approvati internamente. Se c’è qualcosa che non va i ministeri lo dicano e si provvederà a fare le modifiche, altrimenti di provveda a dare il via libera».

Fra le novità più rilevanti, la Cassa di previdenza dei ragionieri ha previsto: la soppressione della pensione di anzianità, sostituita dalla pensione anticipata; una progressiva elevazione dei requisiti di età e di contribuzione per la pensione di vecchiaia; la progressiva elevazione dell’aliquota del contributo soggettivo fino al 15%; la riduzione dell’importo minimo del contributo integrativo; l’introduzione di un contributo di solidarietà a carico dei pensionati, per gli anni dal 2014 al 2016, facendo salve le pensioni più basse; la possibilità di proseguire la contribuzione con versamenti volontari; incentivi per chi posticipa la decorrenza della pensione; il riconoscimento di una parte del contributo integrativo nel montante dei giovani iscritti.

La preoccupazione dell’Anc, però, va oltre la riforma che, come spiega Cuchel, «prima o poi dovrà comunque essere approvata». C’è infatti il tema delle iscrizioni alla Cnpr che sono crollate negli ultimi cinque anni, ovvero da quando nel 2008 è nato l’Albo unico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. «Come sindacato da tempo chiediamo una soluzione ad un problema che ha creato una legge dello stato. Abbiamo proposto anche delle soluzioni, come l’iscrizione all’ente degli esperti contabili oppure di altre figure prive di albo. I ministeri approvino al più presto la riforma sulla sostenibilità e metta mano al più presto anche all’allargamento della base demografica», è l’appello di Cuchel.