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Enti pubblici

E’ nato l’elenco degli indirizzi Pec di imprese e professionisti

Il decreto del ministero dello Sviluppo economico del 19 marzo 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 9 aprile sancisce la nascita del registro degli indirizzi di posta elettronica certificata un elenco attraverso il quale i cittadini potranno trovare il recapito telematico di imprese e professionisti.

Le imprese e professionisti iscritti ad Albi hanno l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo Pec al Registro delle imprese e agli Ordini di appartenenza che a loro volta li comunicheranno al ministero dello Sviluppo economico, che gestirà l’Ini-Pec, l’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata.

L’indice sarà suddiviso in due sezioni: una per le imprese e una per i professionisti. Nella sezione imprese saranno censite le aziende secondo la provincia, il codice fiscale, la ragione sociale/denominazione e l’indirizzo Pec. Nella sezione professionisti saranno contenute le informazioni relative alla provincia, all’Ordine di appartenenza, al codice fiscale, al nominativo e alla Pec del professionista. L’indice sarà consultabile su un apposito portale telematico e, utilizzando diversi parametri messi a disposizione, sarà possibile trovare un’impresa o un professionista.

Il primo trasferimento dei dati già presenti nel Registro delle imprese e di quelli in possesso degli Ordini professionali è previsto per il 10 giugno. Di seguito gli aggiornamenti si succederanno ogni trenta giorni mentre, a decorrere da ottobre, le operazioni di aggiornamento avverranno con frequenza giornaliera.

E’ tempo di comunicare la Pec per le imprese individuali

La legge 17 dicembre 2012, n. 221 di conversione del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, ha anticipato al 30 giugno 2013 l’obbligo per le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale di depositare al Registro Imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

Decorso tale termine  l’Ufficio del Registro delle imprese che riceverà una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non abbia ancora iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione, sospenderà la domanda fino ad integrazione della stessa con l’indirizzo di posta elettronica certificata e comunque per quarantacinque giorni. In caso di mancata regolarizzazione entro detto termine, la domanda sarà considerata come non presentata. A decorrere dal 20 ottobre 2012 le imprese individuali, che si iscrivono nel Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane, hanno l’obbligo di indicare nella domanda di iscrizione l’indirizzo di PEC, pena la sospensione ed eventuale rifiuto della pratica.

La comunicazione dell’indirizzo pec della ditta al Registro Imprese competente è esente da diritti di segreteria e da imposta di bollo.  Nel caso in cui, invece, la comunicazione della PEC avvenga contestualmente all’iscrizione dell’impresa ovvero in occasione della presentazione di una denuncia di variazione della stessa, la pratica sconterà i diritti di segreteria e imposta di bollo dovuti per l’adempimento principale.

Tares, sconti a carico dell’ente

Il comune può concedere riduzioni tariffarie e agevolazioni «atipiche», anche se non previste dalla legge, purché non comportino un aumento della tassazione per i contribuenti soggetti al pagamento della Tares. Quindi, coloro che sono soggetti al prelievo non devono pagare di più.

La copertura, infatti, deve essere assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio. Mentre, per i benefici fiscali concessi dalla norma di legge il minor gettito è giustificato dalla minore produzione di rifiuti.

Lo ha precisato il ministero dell’Economia e delle finanze nelle nuove linee guida per la redazione del piano finanziario e l’elaborazione delle tariffe. Secondo il ministero, le agevolazioni atipiche possono essere iscritte nel piano economico-finanziario, purché siano «controbilanciate da un eguale contributo a carico del comune». Invece, per quelle contemplate dall’articolo 14 del dl Monti (201/2011), considerata la loro «minor attitudine a fruire del servizio pubblico», il minor gettito, suddiviso in quote fisse e variabili, «deve essere inserito tra i costi del Pef».

In effetti, al di là dei benefici elencati dalla norma, il comune può deliberare ulteriori agevolazioni. A patto, però, che il mancato gettito venga coperto da risorse diverse dai proventi del tributo. Il consiglio comunale può deliberare altre riduzioni ed esenzioni, che vanno iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa.

La relativa copertura deve essere assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio al quale si riferisce l’iscrizione. Altrimenti, visto che devono essere coperti i costi del servizio, le somme riscosse avrebbero un’incidenza negativa sul quantum dovuto dai contribuenti soggetti al prelievo.

L’articolo 14, poi, disciplina espressamente alcune agevolazioni tariffarie, riconoscendo al comune la facoltà di stabilire, con regolamento, riduzioni del tributo dovuto in presenza di determinate situazioni, in cui si presume che vi sia una minore capacità di produzione di rifiuti. A questi benefici viene però fissato un tetto massimo.

La riduzione della tariffa non può superare il limite del 30%. Il trattamento agevolato può essere concesso per: abitazioni con unico occupante; abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo; locali e aree scoperte adibiti a uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedono o hanno la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero; fabbricati rurali a uso abitativo.

Oltre a queste riduzioni tariffarie, meramente facoltative, sono previste agevolazioni che spettano ai contribuenti ex lege. Per esempio, le riduzioni per locali e aree situati nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, per le quali il tributo è dovuto nella misura del 40% della tariffa.

Questa misura massima deve essere graduata tenendo conto della distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita. Percentuale che scende al 20% in caso di mancato o irregolare svolgimento del servizio. Le agevolazioni si applicano anche alla maggiorazione, destinata alla copertura dei servizi indivisibili prestati dall’amministrazione comunale. (www.italiaoggi.it)