Cambiano le regole per gli aspiranti medici

Cambia l’accesso per le scuole di specializzazione dei futuri camici bianchi. Dal 2014, infatti, l’attuale modalità di selezione alle scuole per la formazione specialistica dei medici, lascerà il posto ad un concorso a graduatoria nazionale suddiviso per singola tipologia di specialità. La modifica, in discussione da mesi, è contenuta in un decreto ministeriale che rivede il regolamento sull’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria (dm 172/06).

L’obiettivo della riforma è quello di avere un’unica prova basata su quesiti a risposta multipla selezionati da un archivio nazionale e non più a discrezione del singolo ateneo dove si sosteneva la prova. Una prima parte quindi con quesiti su argomenti caratterizzanti il corso di laurea in medicina ed una seconda parte con domande differenti per tipologia di scuola. Ai migliori, in ordine di graduatoria nazionale, la possibilità di scegliere in quale scuola iscriversi. Saranno valutati i risultati e anche il voto di laurea.

Ma la novità, come fa sapere l’associazione giovani medici (Sigm) ieri al ministero dell’istruzione e università per discutere la versione finale del testo, scatteranno non prima della sessione di esame del 2014 lasciando inalterato il concorso per l’anno 2012/2013 che si svolgerà secondo il modello tradizionale. Intanto sembra essere rientrato l’allarme borse di studio per il 2013. Saranno infatti garantiti circa 4.500 contratti ministeriali per il prossimo concorso di specializzazione a fronte dei 3.000 a cui il Ministero dell’economia aveva un primo momento garantito la copertura.

Il punto di partenza, come spiega il Sigm, è che nel 2012/2013 sarà «attivato per la prima volta l’anno aggiuntivo dei corsi delle scuole, la cui durata, prima dell’applicazione del decreto sul riassetto del 2005, era pari a 4 anni. Questo comporta quindi un aumento dei fondi per sostenere la spesa di circa 3 mila unità stipendiali da corrispondere ai contrattisti. Fino a qualche giorno fa però non c’era stato un riscontro ufficiale sull’aumento del finanziamento del capitolo di spesa da parte di via XX Settembre. Ma, dicono ancora i giovani medici, «questo timore dovrebbe essere infondato e la copertura garantita».

Ragionieri senza riforma delle pensioni. Anc in allerta

La riforma delle pensioni dei ragionieri resta in stand-by. Approvata dall’assemblea dei delegati della Cassa del 10 novembre (seppur in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla riforma Fornero) e immediatamente inviata ai ministeri vigilanti, da allora è calato il silenzio sulle nuove misure che allontanano nel tempo la pensione e aumentano i contributi per i professionisti. Misure finalizzate a garantire l’equilibrio a 50 anni ma che restano sospese fino a quando i ministeri del lavoro e dell’economia non daranno il via libera ufficiale.

Una situazione di incertezza che ha messo in allerta l’Associazione nazionale dei commercialisti. «C’è preoccupazione fra i ragionieri», dice il presidente Marco Cuchel, «perché non sappiamo se si può presentare la domanda di pensionamento con i vecchi requisiti oppure si devono aspettare i nuovi visto che, sulla carta, la riforma decorre dal primo gennaio 2013. Sono più di tre mesi e mezzo che i correttivi sono stati approvati internamente. Se c’è qualcosa che non va i ministeri lo dicano e si provvederà a fare le modifiche, altrimenti di provveda a dare il via libera».

Fra le novità più rilevanti, la Cassa di previdenza dei ragionieri ha previsto: la soppressione della pensione di anzianità, sostituita dalla pensione anticipata; una progressiva elevazione dei requisiti di età e di contribuzione per la pensione di vecchiaia; la progressiva elevazione dell’aliquota del contributo soggettivo fino al 15%; la riduzione dell’importo minimo del contributo integrativo; l’introduzione di un contributo di solidarietà a carico dei pensionati, per gli anni dal 2014 al 2016, facendo salve le pensioni più basse; la possibilità di proseguire la contribuzione con versamenti volontari; incentivi per chi posticipa la decorrenza della pensione; il riconoscimento di una parte del contributo integrativo nel montante dei giovani iscritti.

La preoccupazione dell’Anc, però, va oltre la riforma che, come spiega Cuchel, «prima o poi dovrà comunque essere approvata». C’è infatti il tema delle iscrizioni alla Cnpr che sono crollate negli ultimi cinque anni, ovvero da quando nel 2008 è nato l’Albo unico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. «Come sindacato da tempo chiediamo una soluzione ad un problema che ha creato una legge dello stato. Abbiamo proposto anche delle soluzioni, come l’iscrizione all’ente degli esperti contabili oppure di altre figure prive di albo. I ministeri approvino al più presto la riforma sulla sostenibilità e metta mano al più presto anche all’allargamento della base demografica», è l’appello di Cuchel.

Rimborsi in 21 giorni. In Usa

Meno di 21 giorni. È questo il lasso di tempo necessario negli Stati Uniti per ottenere i rimborsi fiscali relativi all’ultima dichiarazione dei redditi. Lo ha reso noto l’Irs, l’Agenzia delle entrate a stelle e strisce, sottolineando che il termine massimo delle tre settimane riguarderà il 90% dei contribuenti che hanno presentato il modello per il pagamento delle tasse per via telematica.

Una pratica seguita ormai dalla maggioranza dei cittadini americani. Non solo. Per tracciare lo stato della pratica relativa al tax refund, il Fisco di Washington ha escogitato un sistema simile a quello utilizzato dagli spedizionieri. Collegandosi al portale IRS2Go dal proprio telefonino o tablet o al sito dell’Irs da un computer tradizionale, è possibile verificare lo stato della propria pratica già a partire dalle 24 ore successive all’inoltro della dichiarazione dei redditi online. Mentre chi avesse preferito seguire il metodo tradizionale inviando la dichiarazione per via cartacea, potrà verificare online l’andamento del proprio tax refund una volta passate 4 settimane dall’invio del modello.